La pedagogia di J.S. Bruner e il Language Acquisition Support System

Con il titolo “La pedagogia di J.S. Bruner e il Language Acquisition Support System” viene pubblicato un saggio breve di Pamela Tedesco, originariamente intitolato “La pedagogia di J.S. Bruner e la teoria del Language Acquisition Support System” ed elaborato per il modulo “Apprendimento di una prima e di una seconda lingua” nel corso del Master in Didattica della lingua italiana a stranieri (Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio di Calabria, anno accademico 2019-2020).

Lo studioso statunitense Jerome Seymour Bruner (New York, 1915-2016), oltre ad aver fornito importanti contributi alla psicologia cognitiva, ha condotto ricerche significative nell’ambito dell’educazione, per le quali è diventato un punto di riferimento per tutta la pedagogia contemporanea. È stato evidenziato in particolare il suo fondamentale apporto alla glottodidattica, in quanto ha introdotto la teoria del Language Acquisition Support System in contrapposizione a quella del Language Acquisition Device di Noam Chomsky. Pertanto, con il presente saggio breve, si tenterà di riepilogare il pensiero pedagogico di Bruner, anche in considerazione del fatto che numerosi dei concetti, da lui introdotti molti decenni fa, vengono in realtà tuttora applicati quotidianamente dai docenti.

Jerome Seymour Bruner
Jerome Seymour Bruner

La concezione educativa di Bruner

Nel 1960 Bruner ha pubblicato il volume The process of Education,[1] contenente alcune riflessioni ancora attuali, nonostante siano state formulate oltre cinquanta anni fa negli Stati Uniti, le quali vengono tenute in considerazione dal sistema scolastico odierno europeo e italiano. In quest’opera Bruner presenta alcuni cardini della sua teoria educativa, tra i quali la struttura delle discipline, l’apprendimento per scoperta e il curriculo a spirale.

A proposito del primo, egli sostiene che ogni materia oggetto d’insegnamento sia caratterizzata da una struttura, che consiste in un nucleo di idee fondamentali legate tra loro. Soltanto apprendendo la struttura di una disciplina e imparando a metterne in relazione i principi fondanti, un discente sarà in grado di comprendere gli aspetti generali della medesima disciplina; da questa ipotesi deriva il nome di “strutturalismo”, con cui spesso viene chiamata la teoria educativa di Bruner.

Nel proporre un esempio nell’ambito della biologia, lo psicologo statunitense fa riferimento ad alcune teorie, come quella del geotropismo, secondo cui alcune piante crescono orientandosi in relazione alla forza di gravità, o quella del fototropismo, secondo la quale le sorgenti luminose condizionano lo spostamento di alcuni organismi, dunque le mette in relazione, riconducendole all’idea fondante, per la quale gli esseri viventi si muovono o si sviluppano in un ambiente condizionati da alcuni fattori, come la gravità, la luce e la temperatura.

Lo stesso offre un esempio anche nel contesto dello studio linguistico: se un bambino conosce la struttura fondamentale di una frase, è in grado di creare nuove frasi con contenuti diversi ma medesima forma; similmente, se ha imparato le regole di trasformazione delle frasi, ne può produrre di nuove con forma diversa ma medesimo significato.

Bruner sostiene, inoltre, che dalla conoscenza della struttura di una disciplina si possa sviluppare un’attitudine a un comportamento di tipo formativo e costruttivo, ovvero un’attitudine all’apprendimento, all’indagine scientifica, alla previsione, alla definizione di ipotesi o all’autonomia nella risoluzione dei problemi. Questo avviene soltanto se l’insegnante presenta le idee chiave secondo un percorso di scoperta progressiva, dunque abbandonando il tradizionale metodo assertivo; in questo modo il discente viene coinvolto attivamente: deve formulare delle ipotesi, tentare delle previsioni ed effettuare delle indagini. L’apprendimento per scoperta si rileva particolarmente vantaggioso, poiché fa sì che lo studente impari in modo autonomo, che «impari ad imparare» (learning how to learn), assumendo questa attitudine anche nella quotidianità al di fuori dell’ambito scolastico.

Bruner approfondisce questo argomento in un articolo pubblicato l’anno seguente, intitolato The Act of Discovery (1961). Una questione su cui si interroga è il modo migliore per realizzare un apprendimento per scoperta: innanzi tutto distingue l’insegnamento espositivo, nel quale il docente si limita a esporre le nozioni, collocandosi su un piano superiore rispetto al discente, dall’insegnamento ipotetico, nel quale l’insegnante coinvolge lo studente nella formulazione e nella verifica delle ipotesi, dunque essi si collocano su un piano collaborativo; in questo modo dimostra che il metodo ipotetico favorisce l’apprendimento per scoperta. Bruner avvalora l’importanza di ricorrere a questo tipo di apprendimento, sottolineando che la scoperta porta gli alunni a pensare sempre più in maniera indipendente, con il conseguente risultato che, una volta terminato l’apprendimento formale nel contesto scolastico, essi stessi saranno in grado di continuare ad apprendere nella vita.

Un altro aspetto, su cui lo psicologo si sofferma, è che l’apprendimento per scoperta favorisce la ricompensa intrinseca piuttosto che quella estrinseca. Quest’ultima, infatti, può equivalere a un elogio da parte dell’insegnante o a un voto positivo (infatti proviene dall’esterno), mentre la ricompensa intrinseca corrisponde a una nuova informazione ottenuta grazie a una scoperta, quindi la motivazione si origina dal discente ed è diretta allo stesso, che ne riconosce l’utilità.

Dopo aver constatato che fino ad allora gli studiosi avevano elaborato i curriculi ritardando la trattazione delle idee fondanti delle discipline, poiché le consideravano troppo difficili per essere affrontate nei primi livelli di istruzione, Bruner propone l’adozione del «curricolo a spirale»: l’insegnante introduce i principi chiave già nelle scuole di grado inferiore, presentandole in forma semplice; successivamente tali principi vengono ripresi in forma sempre più elaborata, ricorrendo alle rappresentazioni simboliche.

Il concetto di rappresentazione

Nell’articolo The course of cognitive growth (1964) e nel volume Studies in cognitive growth (1966), Bruner descrive il concetto di rappresentazione, riprendendo e sviluppando le teorie precedenti di Jean Piaget e Lev Semënovič Vygotskij. Con il termine “rappresentazione” egli indica la modalità con cui le informazioni provenienti dall’ambiente esterno vengono elaborate dal soggetto. Distingue, inoltre, diverse tipologie di rappresentazioni in base al momento in cui iniziano a manifestarsi nell’evoluzione umana.

Le prime sono definite esecutive, in quanto la comprensione degli oggetti avviene tramite l’esecuzione di azioni e la percezione sensoriale; ricordano dunque gli schemi d’azione di Piaget. Tali rappresentazioni iniziano a svilupparsi nel primo anno di vita, ma non scompaiono nei periodi successivi. L’azione di afferrare un oggetto e quella di portarlo alla bocca costituiscono un esempio di rappresentazione esecutiva in un neonato, mentre il gesto di allacciare le scarpe o la sequenza di movimenti per annodare la cravatta sono sempre esempi di modalità esecutiva, ma riguardano un’età più avanzata.

Vi sono poi le rappresentazioni iconiche, ovvero l’elaborazione in forma di immagini, che possono essere richiamate alla mente anche in assenza dell’oggetto a cui corrispondono. Queste rappresentazioni emergono nel secondo anno di vita. L’immagine che riproduce le sembianze di una persona conosciuta è un esempio di tale modalità.

Le rappresentazioni simboliche, infine, equivalgono a quelle che compaiono più tardi, in quanto sono accompagnate da una progressiva astrazione dalla realtà e non richiedono l’esperienza diretta. Si tratta di elaborazioni basate sul linguaggio, sui simboli e sui segni. Un esempio è costituito dalle formule matematiche, oppure da quelle dei composti chimici.

La teoria del Language Acquisition Support System

Secondo Bruner, nei primi mesi di vita un bambino realizza progressivamente che i suoi atti sortiscono degli effetti sulle persone che lo circondano; si attua così un sistema di segnalazioni, che equivale a un primo sistema comunicativo tra l’adulto e il bambino, fondato su interazioni non linguistiche, come per esempio un semplice scambio di sguardi tra madre e neonato. Inizialmente, dunque, tra un infante e un adulto avviene una comunicazione pre-linguistica, a cui seguiranno, soltanto in una fase successiva, le interazioni linguistiche.

Il passaggio dalla comunicazione alla verbalizzazione avviene tramite i «format», ovvero le strutture d’interazione normalizzate in seguito a procedure ripetitive. L’acquisizione del linguaggio, di conseguenza, è fortemente influenzata dall’ambiente esterno, dall’interazione sociale in cui il bambino è coinvolto.

Introducendo queste teorie, Bruner critica il modello di Chomsky, secondo cui il linguaggio si sviluppa a partire da un Language Acquisition Device (LAD), il quale consiste in un dispositivo di acquisizione che sfrutta una struttura linguistica universale innata nella specie umana. Per Bruner il LAD è condizionato dal Language Acquisition Support System (LASS), ossia da un meccanismo di supporto sociale all’acquisizione di una lingua, che corrisponde sostanzialmente all’aiuto che un adulto offre a un bambino, senza il quale questi non è in grado di apprendere. L’adulto in questione può essere un membro della famiglia, oppure un insegnante: in ogni caso egli favorisce l’apprendimento di una lingua, ma non la insegna.


[1] L’edizione italiana del volume fu pubblicata nel 1961 con il titolo Dopo Dewey: il processo di apprendimento nelle due culture.

Bibliografia

J.S. Bruner, The process of Education, Harvard University Press, Cambridge 1960.

J.S. Bruner, Dopo Dewey: il processo di apprendimento nelle due culture, Armando Armando, Roma 1961 (trad. it, prima ed. en. 1960).

J.S. Bruner, The Act of Discovery, «Harvard Educational Review» 31 (1961), 21-32.

J.S. Bruner, The course of cognitive growth, «American Psychologist» 19 (1964), 1-15.

J.S. Bruner, R.R. Olver, P.M. Greenfield (a cura di), Studies in Cognitive Growth, John Wiley, New York 1966.

J.S. Bruner, Toward a Theory of Instruction, Harvard University Press, Cambridge 1966.

I. Bada, O. Bernardi, A. Calise, A. Vinciguerra, “Cosa succede nella mente quando si acquisisce una lingua, la sua grammatica, il suo lessico (e come farlo succedere) di Paolo E. Balboni”, L’italiano in azione, 27 maggio 2015, https://italianoinazione.com/tag/acquisizione/.

M. Taddeo, “Lo sviluppo linguistico secondo J. S. Bruner”, Psicolab, 6 novembre 2019, https://www.psicolab.net/lo-sviluppo-linguistico-secondo-j-s-bruner/.

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